
15 Mar Referendum dell’8 e 9 giugno, 5 sì per la cittadinanza e il lavoro
Pronti alla mobilitazione nonostante le date scelte per boicottare la consultazione
L’ufficialità delle date in cui si voterà per i 5 referendum abrogativi, domenica 8 e lunedì 9 giugno 2025, conferma la netta sensazione di una scelta operata dal Governo per boicottare la consultazione, fissata appena due settimane dopo le elezioni amministrative locali.
Con l’avvio della campagna referendaria, in ogni caso, come lista civica PenSa-Una Mano per Santarcangelo siamo pronti a mobilitarci con un pieno e convinto sostegno al “sì” su tutti i 5 quesiti referendari, relativi a temi per noi particolarmente cari come il lavoro e la cittadinanza.
I primi quattro quesiti, promossi dalla CGIL, intendono rendere il lavoro meno precario e più sicuro. Il primo prevede di reintrodurre il reintegro nel posto di lavoro in caso di licenziamento senza giusta causa anche nelle imprese con più di 15 dipendenti, abrogando una legge che oggi penalizza oltre 3,5 milioni di lavoratori.
Il secondo quesito riguarda le imprese con meno di 16 dipendenti, che attualmente possono risarcire lavoratori licenziati illegittimamente con un massimo di 6 mensilità di stipendio: un limite da superare, aumentando l’indennizzo in base alla capacità economica dell’azienda, dei carichi familiari e dell’età, per sostenere i 3,7 milioni di lavoratori delle piccole imprese.
Oggi, inoltre, è possibile sottoscrivere contratti a tempo determinato fino a un anno di durata senza giustificazione: il terzo quesito propone di abrogare questa norma, richiedendo che il ricorso a contratti precari sia espressamente motivato, così da rendere più stabile il lavoro per circa 2,3 milioni di persone.
La sicurezza sul lavoro – ne abbiamo parlato anche in Consiglio comunale – ha ormai raggiunto numeri intollerabili, con 500mila denunce e quasi mille morti l’anno in Italia. Il quarto quesito propone di estendere le responsabilità in materia di sicurezza sul lavoro, in caso di subappalto, anche all’impresa appaltante per garantire ai lavoratori maggiori tutele.
Sosteniamo infine con forza il quesito referendario sulla cittadinanza italiana, con il quale si chiede di intervenire sulla legge vigente per ridurre da 10 a 5 gli anni di permanenza legale in Italia per poter richiedere la cittadinanza per sé stessi e per i propri figli minorenni, come avviene nei grandi Paesi europei.
In più circostanze – pubblicamente e in Consiglio, anche in occasione dell’inserimento dello ius scholae nello Statuto comunale – abbiamo evidenziato l’inerzia della politica nazionale e l’arretratezza della normativa attuale, approvata oltre trent’anni fa e rimasta praticamente identica, sebbene nel frattempo sia cambiato il mondo.
Oggi in Italia nascono, crescono e abitano centinaia di migliaia di persone straniere – secondo le stime sarebbero circa 2,5 milioni – che pur lavorando, studiando e contribuendo al presente e futuro del Paese, non sono ancora riconosciute come cittadine e cittadini italiani a tutti gli effetti.
A queste persone viene oggi negato il diritto di votare, partecipare a concorsi pubblici, percorsi di studi all’estero e di rappresentare l’Italia nelle competizioni sportive, richiedendo tempi lunghissimi e irragionevoli per il conferimento della cittadinanza.
Pur mantenendo l’impianto originario della legge – che richiederebbe comunque una revisione strutturale – la semplice modifica promossa dal referendum rappresenterebbe una conquista decisiva per tante persone, riconoscendo loro diritti negati, senza fare distinzioni tra cittadini di serie A e di serie B.